Sinceramente mi ha fatto rimpiangere sotto tutti gli aspetti quello del 2009 tenutosi alla Fiera di Roma. Il primo impatto, quando ci siamo presentati all’ingresso la mattina di sabato 13 febbraio scorso, è stato a dir poco disastroso. Su 12 botteghini per poter acquistare il biglietto d’ingresso, solo la metà era funzionante e tutte con una coda infinita. Solo dopo più di un’ora di calca e spintoni siamo riusciti a entrare e qualcuno, scherzosamente, mi faceva notare di nascondere il biglietto appena acquistato, a scanso di scippo da parte di qualche visitatore esasperato. All’interno, solo due padiglioni dedicati alla subacquea, con spazi tra gli stands ridottissimi che provocavano inevitabili congestionamenti nel flusso del pubblico. Per il resto, nulla di eccezionale da segnalare. Sempre più la parte del leone la fa la subacquea tecnica con scooter, rebreathers, mute stagne e accessori sempre più sofisticati e perfezionati. Toccante è stato il nostro incontro con Gennaro Iorio, un subacqueo non vedente napoletano residente in Toscana, il quale ci illustrava gli obiettivi del progetto ALBATROS teso a formare istruttori qualificati a portare sott’acqua subacquei appunto non vedenti, iniziandoli a un percorso fatto di sensazioni, suoni, scoperte tattili e soprattutto di totale ed estrema fiducia nella propria guida. Gennaro si lamentava che la nostra zona, Napoli, è priva di tali istruttori, pur presentando innumerevoli siti d’immersione. Ci siamo lasciati dopo una lunga e simpatica chiacchierata durante la quale, con sorpresa, scoprivamo come il nostro sport, contrariamente ad ogni immaginazione, possa offrire tanto in termini di emozioni a presone private di un bene così prezioso, ma che nonostante tutto abbiano saputo mantenere intatto il desiderio di mettersi in gioco, di scoprire e di vivere comunque e dovunque a contatto con la natura. Speriamo che questo incontro sia foriero di future e fattive collaborazioni. Se son rose….. Un’altra considerazione (amara) mi è venuta spontanea farla guardando tra i partecipanti alla manifestazione. Tanti, tantissimi erano i rappresentanti di club con il loro bravo logo stampigliato su felpe e giacche a vento, richiamanti località che veramente pochi penserebbero di associare all’immersione. Erano chiaramente tutti posti del nord Italia, che batte il nostro vecchio caro sud anche in questo. Forse la nostra scarsa iniziativa in merito è dovuta a pigrizia, generata dal fatto di avere il mare molto vicino, mentre, in sua mancanza, fare questo sport travalica sicuramente le capacità del singolo, portando necessariamente alla ricerca di maggiore aggregazione. Qualcosa su cui sicuramente riflettere con maggiore lungimiranza, lasciando magari un po’ da parte i soliti interessi di bottega e la corsa spasmodica a chi sforna più brevetti.
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